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Isola Versum
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Posto questa FF Per vedere cosa ne pensate voi, alcuni dicono che è bella, altri no.
È comunque vecchia, scritta tanti anni fa.
Ditemi cosa ne pensate.

Genere Fan Fiction: Fantasy
Titolo: Isola Versum
Autore: ERICUCCIA93



Capitolo 1
Nella camera da letto di Francesca regnava il silenzio, solamente il vento che soffiava contro gli alberi irrompeva la quiete notturna. Distesa nel caldo letto dormiva beata.
Francesca era una ragazza bionda, con grandi occhi azzurri. Era abbastanza alta per la sua età, tanto da essere la più alta della sua classe. La solitudine era una delle sue passioni, passava ore ad ascoltare la musica sopra il balcone, osservando il grande cielo stellato, o, semplicemente, leggendo libri. Nonostante questa passione, aveva molti amici, e ci si divertiva spesso assieme, organizzando feste o semplici uscite. Nel suo gruppo aveva il ruolo della più comica, con sempre la battuta pronta e degli scherzi fantastici da fare agli amici. Ma a Francesca piaceva molto rimanere sul balcone per ore e ore, guardando il cielo stellato, con il suo iPod e, magari, leggendo un buon libro Fantasy.
Aveva un respiro affannato, molto irregolare, il sudore le calava dalla fronte. Stava facendo un brutto sogno, come le succedeva molto spesso in quell’ultimo periodo.
Si trovava in una camera oscura, senza porte, senza finestre, solamente una fessura dall’alto faceva penetrare un soffio di luce lunare.
Francesca urlava nel disperato tentativo di chiamare aiuto.
Ad un tratto, dall’oscurità prese forma un uomo incappucciato, con un mantello nero, che gli copriva tutto il corpo. Francesca indietreggiò, fino ad arrivare con le spalle al muro.
Una mano minacciosa si protese verso di lei nel vano tentativo di afferrarla.
Lei gridò con tutta la voce che aveva in corpo.
Si risvegliò di soprassalto. Tutta bagnata di sudore, con l’immagine di quell’uomo impressa nella memoria. Accese la lampada vicino al letto, e cercò di calmarsi come meglio poteva. Voleva chiamare la madre, ma temeva di disturbarla per l’ennesima volta. Quel sogno la tormentava da ormai molte notti, ma, ogni volta che lo viveva, dentro di lei riaffiorava la stessa paura della prima volta.
Incominciarono a ferirle gli occhi dei piccoli raggi di sole, che facevano capolino tra uno spazio e l’altro della serranda. Guardò l’orologio, le 6:00; fra meno di un’ora sarebbe suonata la sveglia. Decise di riaddormentarsi, spense la luce e si rigirò su un fianco. Ma l’immagine di quell’uomo non le faceva chiudere occhio, alla fine, il sonno ebbe il sopravvento, e Francesca sprofondò in un sonno leggero e agitato.


Capitolo 2
La sveglia emise un suono acuto, che fece rigirare Francesca nel letto. Alla fine, dopo diversi suoni, la zittì con una botta. Non aveva nessuna voglia di alzarsi e lasciare il suo letto caldo e sicuro per andare a scuola. Ma, alla fine fu buttata giù dal letto da sua madre che era molto nervosa.
Forse perché sarà in ritardo a lavoro, come suo solito!
insinuò Francesca. Mise i piedi nelle ciabatte e andò in bagno. Un getto d’acqua fredda le tolse il senso di stanchezza, e la fece svegliare del tutto, suo malgrado. Si vestì in modo molto semplice, mogliettina a maniche corte e un paio d Jeans non troppo aderenti.
A Francesca non piacevano quei vestiti eleganti e pieni di brillantini che portavano ormai tutte le altre ragazze, era una ragazza molto semplice e sportiva, una mogliettina come tante altre la rendeva felice ugualmente.
Si infilò le scarpe e scese giù nella sala da pranzo. Nel piano di sotto trovò la mamma che riponeva le tazze della colazione con molta fretta e suo fratello che ingoiava cucchiaiate di cereali. Diede un Buon giorno veloce a tutti, e si diresse verso la porta, con la cartella sulle spalle. Quella mattina, stranamente, non aveva fame, l’immagine di quell’uomo misterioso la tormentava ancora, e le era passata la voglia di mangiare.
Quella giornata era iniziata come tante altre, e sembrava procedere in modo tale.
Appena scesa dal pulmino, come suo solito, l’attendeva Roberta, la sua migliore amica, che conosceva fin dalla nascita.
Roberta era una ragazza di media statura, castana con occhi marroni, e, in netta differenza di Francesca, era una di quelle ragazze che portavano maglietta con brillantini e Jeans aderentissimi, con ballerine. Insomma, Francesca era il dolce e Roberta il salato, una il bianco e l’altra il nero, ma erano un’unica cosa, e si volevano un bene dell’anima, nessuna sapeva vivere senza l’altra. Questa nette differenza faceva sorgere ai loro genitori e ad altre persone, delle domande su come loro facessero ad andare così d’accordo, e a non litigare mai. Ma le ragazze, pur sapendo di queste domande alle loro spalle, non se ne fregavano molto, per loro aversi accanto era l’unica cosa importante.
-Ciao, Francy!- la salutò l’amica con molto entusiasmo.
-Ciao…- Francesca rispose molto pigramente e di malavoglia, sembrava non voler parlare con nessuno quel giorno.
-Ehi, che ti prende? Non hai un bell’aspetto stamattina…- si interessò Roberta.
In effetti Francesca non aveva per niente un bell’aspetto, aveva le occhiaie come se non dormisse da anni, e non era scherzosa come suo solito.
-Mah niente. E’ solo che ieri sono andata a letto tardi perché sono rimasta nel balcone con l’iPod, e non sono riuscita a chiudere occhio a causa del vento…-
Francesca non voleva raccontare all’amica del suo sogno, temeva che non l’avrebbe creduta, o, peggio ancora, che l’avrebbe presa in giro per aver paura di un uomo dei suo sogni.
-Oooh… Ora capisco, mannaggia a te e quell’iPod maledetto! E poi, questo non ti fa certo sentire meglio…- disse Roberta, indicando il grande portone della scuola che per ora era ancora chiuso. Francesca abbozzò un sorriso amaro, per accontentare l’amica.
Dopo pochi minuti di ricerche trovarono il resto del gruppo, e iniziarono a parlarsi fra di loro, ma Francesca era stranamente silenziosa, e parlava pochissimo, rispondendo di malavoglia ai discorsi delle amiche. Nessuno di loro notò la sua tristezza e la sua stranezza, solamente Roberta se ne stava rendendo conto pian piano.
Una semplice notte in bianco non può aver ridotto Francesca in queste condizioni, ci deve essere qualche altra cosa che non mi ha voluto dire…
Pensò Roberta in silenzio, mentre le altre amiche dialogavano in continuazione. Senza farsi accorgere da nessuna di loro, prese Francesca sotto braccio e la scostò dal gruppo.
-Dimmi la verità, cosa ti succede?- chiese l’amica con molta premura.
-Io…- Francesca non era molto convinta di volerle dire la verità, inizialmente avrebbe voluto farlo, ma poi ci pensò due volte e decise di non dire niente, anche perché non voleva far preoccupare l’amica inutilmente. In quel momento suonò la campanella, e tutti i ragazzi incominciarono ad incamminarsi verso il grande portone, tutti tristi e sonnolenti.
-Niente Roby, non ho niente…- si affettò a mentire Francesca, e subito si diresse verso l’entrata, per non fare tardi; lasciando l’amica nel cortile della scuola, insieme alla sua preoccupazione verso di lei.
Francesca si sistemò nel suo solito banco, pronta ad ascoltare la lezione di storia. Il Prof. non era ancora arrivato quando Roberta varcò la porta dell’aula. Schioccò un’occhiata a Francesca, che non la ricambiò, e fece finta di ripassare un capitolo di storia, ignorando del tutto l’amica che si sistemava nel banco vicino al suo.
-Sei per caso arrabbiata con me?- domandò a tranello Roberta, in un tono triste.
-No! No, assolutamente! Perché dovrei?- disse Francesca con fermezza.
-Non so, mi era parso che lo fossi da quando sei scesa dal pulmino… Ma sei sicura di stare bene?- Roberta la guardava fissa negli occhi. Quello sguardo gelido, ma allo stesso tempo sincero, fece venire voglia a Francesca di dirle tutta la verità. Eppure si fermò nuovamente.
-Ma no! Non ti preoccupare, non sono arrabbiata con te, e io sto benissimo…- rispose Francesca abbozzando un sorriso. Ma dall’espressione di Roberta, Francesca capì che non l’aveva convinta del tutto. Per fortuna il Prof. venne in suo aiuto, entrando nell’aula in quell’instante con la sua valigia sottobraccio.
Le ore di lezione, quel giorno, sembravano non passare mai, ma, alla fine, la campanella dell’una e cinque arrivò, aspettata da tutti con ansia.
Entrata in casa trovò il pranzo già nel piatto, lo consumò in silenzio, e poi si ritirò nella sua camera a fare i compiti.
Appena entrata in camera le squillò il telefono, sapendo già chi fosse.
-Pronto?- disse Francesca con aria interrogativa.
-Ehi, Francy! Ciao, sono Roby!-
-Oooh! Ma che sorpresa! Non l’aspettavo proprio una tua telefonata!- la canzonò Francesca.
-Eheh… Ormai mi conosci! Allora, che fai oggi?-
-Mah, credo che farò i compiti per domani, e poi mi dedicherò alla lettura, come sempre-
-Ok, ho capito. Non ti andrebbe di venire a fare un giro con me?-
Francesca non aveva la minima voglia di uscire quel giorno, preferiva rimanere a casa con i suoi libri e la sua musica.
-Non posso, domani mi interroga anche geografia, devo studiare…-
-Ah… Vabbè dai, sarà per la prossima volta…- disse Roberta in tono triste e rassegnato.
Francesca si accorse della tristezza dell’amica e decise di rimediare.
-Senti, che ne dici se stasera vieni a dormire a casa mia?-
-Sì! Per me va bene! E sono sicura che mia madre mi ci manderà…- rispose l’amica con grande entusiasmo.
-Daccordo, allora alle 9 puntuale, ok?-
-Sisi, come sempre! Ciao a stasera!-
Francesca ripose il telefono, e si mise a fare i compiti, intenta a finirli in breve tempo.
Per le quattro circa, aveva terminato tutti i compiti. Francesca si meravigliò di se stessa, ma allo stesso tempo era anche preoccupata.
Non è che sto diventando una secchiona rimbambita sui libri? Troppo poco tempo per studiare quella lezione di geografia! Forse sto impazzendo…
Pensò tra se e se, sorridendo a quel buffo pensiero.
Prese il suo libro e iPod, e si sedette nel balcone, contenta di poter sfogliare le pagine del libro, e continuare quell’avventura che esse contenevano.
Lesse fino a tarda sera, finché non riuscì più a vedere le righe. Senza rendersene conto, aveva letto più di quanto aveva previsto, in effetti mancava poco alla fine del libro, ed era arrivata ora di cena. Infatti, sua madre bussò alla porta.
-Avanti…-
-Francy, è pronta la cena!- le disse la madre con cortesia.
-Si, scendo subito! Solo il tempo di lavarmi le mani…- annuì Francesca.
Erano le nove e un quarto e Roberta ancora non arrivava.
E che tanto non lo sapevo che era così… Mai una volta che sia puntuale! Le devo regalare un orologio svizzero a quella ragazza!
mentre pensava questo, sulle labbra le compariva un sorriso divertito.
Alle nove e trenta finalmente suonò la porta.
-Vado io mamma!- Francesca si diresse verso la porta -Alla buon’ora!- disse, fingendo di essere arrabbiata.
-Scusa, ma sai come sono io!- Roberta sorrise, contagiando anche Francesca.
-Dai, vieni! Saliamo in camera…- Francesca scortò Roberta fino alla sua camera.
-Allora, che programmi hai per questa sera?- chiese Francesca con un pizzico di curiosità.
-Ho portato caramelle e patatine, poi il resto verrà da se! Il divertimento non ci manca di certo a noi due!- sorrise Roberta.
-Eh si! Hai perfettamente ragione!- rispose Francesca divertita.
Francesca sembrava essersi dimenticata di tutte le sue preoccupazioni: l’uomo misterioso che la tormentava da ormai molte notti, l’interrogazione di domani… e si stesse divertendo un mondo con la sua amica, tra risate e patatine.
-Questa è la Francesca che conosco! Non quella di stamattina triste e angosciata…-
In quel momento Francesca rivide l’immagine di quell’uomo che cercava di afferrarla, e si scurì in volto. Però era contenta che la sua amica era lì, perché almeno se avesse sognato quell’incubo per l’ennesima volta, ci sarebbe stato qualcuno vicino.
Roberta interruppe il filo dei suoi pensieri.
-Che ti succede?- chiese con tristezza.
-Niente, è solo che…- Francesca sentiva di doverle dire la verità, me non voleva, non voleva far preoccupare l’amica a causa sua, e così si trattenne ancora una volta.
-…è solo che ho un po’ sonno- continuò Francesca, chinando il capo.
-Ah bè, in questo caso è meglio che ci dormiamo su!- disse Roberta in uno sbadiglio.
-Si, meglio…- la seguì Francesca, che era terrorizzata all’idea di poter rivedere quell’uomo misterioso che cercava di afferrarla.
Ma, alla fine, cadde in un sonno pauroso.
Stranamente, quella notte, non aveva avuto quell’incubo, e avevo dormito tranquillamente, senza che nessun sogno la fece preoccupare e alzare dal letto in un bagno di sudore.
Fu svegliata dal vento che le scompigliava i capelli. Aprì gli occhi, e rimase a bocca a aperta per lo stupore, non riusciva a credere ai suoi occhi.

Capitolo 3
Davanti a lei si estendeva un grande prato verde fiorito, che terminava all’orizzonte con l’origine di un fiumiciattolo. Giù in fondo si stagliavano le montagne, mentre alle sue spalle si intravedeva il mare. Francesca era rimasta impressionata da cotanta bellezza, e solo dopo incominciò a preoccuparsi di dove fosse finita la sua camera e il suo letto.
Lì, sull’erba, accanto a lei, era sdraiata Roberta, che ancora dormiva.
-Ehi, Roby, penso che sia meglio che ti svegli…- la chiamò Francesca con delicatezza.
-No, ancora cinque minuti mamma…-
Francesca fischiò, e Roberta si drizzò in piedi
-Che succed…- Roberta non riuscì più a dire una parola, rimase anche lei a bocca aperta per la meraviglia che le circondava.
-Ma dove siamo finite? In Paradiso? E’ così bello qui…- disse a stento Roberta.
-Non ne ho idea… E non so neanche dove è il mio letto e la mia camera!- esclamò incredula Francesca
Roberta si alzò in piedi per ammirare meglio quel panorama stupendo che le circondava.
-Ma forse stiamo sognando… Non può essere…-
-Si, sicuramente stiamo sognando, avanti dammi uno schiaffo, così mi sveglio!
Roberta diede un leggero schiaffo a Francesca.
-Bè, sono ancora qui! Prova più forte…-
Sta volta lo schiaffo era più forte e più diretto.
-Ahia! Mi hai fatto male!- disse francesca massaggiandosi la guancia.
Roberta si strinse nelle spalle.
-E bè, ma tu lo volevi più forte…-
-Cavolo! Ma allora…- Francesca non sapeva come spiegarselo, non stavano sognando, eppure si trovavano in un mondo che non avevano mai visto e che, probabilmente, neanche immaginavano.
Non trovava le parole.
-Allora… Non stiamo sognando… e… -
-Questo posto esiste davvero! E non sappiamo neanche come ci siamo arrivate!- continuò Roberta al suo posto.
Un cespuglio dietro di loro si incominciò a muovere. Francesca se ne accorse.
-Guarda un po’ là…- disse a Roberta indicando il cespuglio tremolante.
Ad un tratto da dietro quel cespuglio, spuntò fuori un piccolo camaleonte buffo, con gli occhi sporgenti e colorato con i colori dell’arcobaleno.
-Ehi, bello, vieni qui…- lo chiamò Francesca, allungando la mano verso di lui.
-Cosa ci dovrei fare con quella?-
Francesca ritirò immediatamente la mano, e, con molto stupore guardo bene il camaleonte.
-Tu, sai parlare?- chiese con incredulità.
-Certo che so parlare, che non mi senti?- rispose il camaleonte con una certa superiorità.
-Bhe, in effetti si…- guardò Roberta, che fin ad ora era rimasta in silenzio ad osservare.
-Incredibile! Qui gli animali parlano! Ma dove cavolo siamo?!- chiese Francesca cn un pizzico di incredulità. Oberta non sapeva che rispondere.
-Non ne ho idea…- rispose Roberta, non aggiungendo altro.
A quel punto il camaleonte prese parola.
-Vi attendevamo nostra Paladina…-
Roberta e Francesca sgranarono gli occhi, ed esclamarono insieme:
-Eh?!-
-Siete arrivata un po’ tardi, e con anche una compagnia… Vabbè, come dite voi: meglio tardi che mai, giusto?-
Le due amiche si lanciarono sguardi interrogativi.
-Scusa, ma cosa sta dicendo?- chiese Francesca con tutta la sua curiosità.
-Tu sei colei che salverà l’isola Versum dal male, e vi farà regnare la pace…- disse il camaleonte con calma assoluta.
-No no, avete sbagliato persona! Io sono Francesca e vengo da Roma, non so neanche cos’è l’sola Versum!-
-Sappiamo chi sei, e attendevamo proprio te…-
Francesca assisteva sempre più incredula a quella conversazione, non riusciva a credere di essere la Prescelta di quel Regno favoloso, e non riusciva a darsi pace.
-Ma io non so neanche come si usa una spada!- esclamò Francesca con più disperazione che rabbia.
-C’è tempo mia Regina, c’è tempo…-
-E come fate a sapere che sono io la prescelta?- chiese Francesca rassegnata.
-Perché lo dice la profezia: Una ragazza di 14 anni, giunta da molto lontano, arriverà nel prato della valle Incantate, per salvare tutto l’sola Versum dal male…-
Francesca non aveva più parola, guardò Roberta per cercare un suo aiuto, ma anche lei non sapeva come consolarla, però decise di prendere la parola.
-E cosa dovrebbe fare, di preciso?- chiese, in aiuto dell’amica.
-Sconfiggere il Re Mortisium, e riportare il mondo alla normalità, come lo era prima della sua venuta...- il camaleonte parlava con calma assoluta, come se quelle parole fossero il pane quotidiano, ma per le ragazze erano molto scioccanti, e, per la prima volta, sentirono la mancanza di casa.
-Ma... Io...- Francesca non riusciva più a dire una parola.
-Non si preoccupi mia signora, avete solamente un ritardato di qualche giorno, ma il tempo per le risposte alle domande che vi tormentano, ci sarà, come ci sarà anche il tempo per imparare con la spada...-
Francesca non sapeva cosa fare, se credere alle parole del camaleonte, e se trovare immediatamente la strada per ritornare a casa. In quel momento le rivennero in mente le immagini della mamma che le diceva di scendere per la cena, e del fratellino che la inseguiva per la camera. Lanciò un'occhiata a Roberta, che aveva gli stessi pensieri, ed entrambe trattenero le lacrime.
-Io voglio solo trovare un modo per ritornare a casa il più presto possibile...- sospirò Francesca.
Il camaleonte si allarmò subito. -Ma non potete mia Regina! Non potete lasciarci in questa condizioni! Non potete!-
francesca si stava innervosendo. -Senti, io non sono costei che cercate! Sono una semplice ragazza! E non saprei neanche da dove si prende una spada!-
-Ma...- il camaleonte non trovava pace.
-Ma niente! Ditemi come si ritorna a casa e basta!-
-Non si può mia Regina, Mortisium ha bloccato tutte le vie d'uscita e di entrata. Chiunque entra qui non nè può uscire...- sospirò il povero animale.
Francesca incominciava ad innervosirsi, l'unica sua preoccupazione era quella di ritornare a casa. E, aveva molta paura. Paura del futuro che l'attendeva in quella terra lontana da tutto e da tutti. Paura di quello che sarebbe potuto capitare a lei e alla sua amica.
-Io non ho la minima intenzione di salvare il vostro mondo, voglio solamente ritornare a casa con la mia amica il più presto possibile!- disse con molta rabbia e disperazione.
-Ma così io non posso aiutarvi a...-
-Non puoi aiutarci? E allora vattene!- gridò Francesca.
-Ma mia Regina...-
-Ho detto di andartene! Se sono la tua regina ubbidiscimi e vattene!-
Detto questo, il camaleonte fece un breve inchino, e si duleguò tra i cespugli da dove era venuto. Roberta lo guardò finchè non fu sparito del tutto, poi spostò lo sguardo sull'amica, che si era seduta sull'erba con le gambe incrociate. Roberta si accovacciò vicino a lei.
-Che ti succede? Come mai sei stata così ggressiva con quell'animale?-
Francesca rimase a capo chino, sfiorando con le dita i ciuffi d'erba. Poi, si alzò piano.
-Non riesco a credere alle parole di quel camaleonte. Non posso essere la prescelta che salverà questo mondo, io non sono nessuno! Sono solo una semplice ragazza che ama leggere e ascoltare la musica! Come posso salvare questo mondo?- sospirò Francesca, quasi sotto voce.
Roberta le leggeva la paura e la tristezza negli occhi.
-Non ne ho idea come farai, e non so neanche se quel camaleonte dice la verità. Dovremmo cercare qualcun'altro che ci dia indicazioni su dove siamo e chi siamo...-
-Si, hai ragione... Ma dove lo troviamo qui un posto abitato? Io vedo solo erba e foresta...-
Tutto il panorama che le circondava non lasciava intravedere nessun centro abiato, solamente al'orizzonte si vedeva un fuimiciattolo. Le due ragazze si guardarono intorno per qualche secondo, poi Francesca ruppe il silenzio.
-Proviamo ad andare verso il fiume, forse lì almeno una casa ci sarà-
Roberta annuì, e insieme si incamminarono verso l'orizzonte. Si scambiarono qualche parola tra di loro e dopo qualche minuto arrivarono a destinazione, ma di un centro abitato o di una casa non si vedeva neanche l'ombra. Roberta notò un ponticello a qualche metro di distanza, dal quale partiva una stradina sterrata. Diede una di gomito a Francesca che si girò.
-Bhe, se c'è una strada, alla fine ci sarà pure qualcosa!-
Roberta annuì. -Si, infatti. Dovremmo percorrerla tutta fino alla fine-
-Meglio che incominciamo subti, allora- rispose Francesca annoiata dall'idea di dover ancora ricamminare.
Attreversarono il ponte e si incamminarono nella direzione della strada. Camminarono tutto il giorno, senza fermarsi mai. Erano esauste, ma la stradina non si azzardava a terminare. La fame e la sete le tormentavano ormai già da diverse ore.
-Maledetta strada!- gridò Francesca trascinandosi un piede dopo l'altro. Roberta non rispose e proseguì il cammino.
Camminarono ancora per molto, esauste e affamate. Ma davanti a loro la stradina continuava all'orizzonte. Solamente un fitto bosco avevano incontrato da quando avevano iniziato il cammino. Il sole incominciava a scomparire dietro le motnagne, e le due ragazze lo guardavano scoraggiate, ma allo stesso tempo meravigliate.
-Credo che per stanotte dormiremo sotto il cielo stellato...- disse Roberta con un sorriso amaro, cercando di incoraggiare Francesca.
-Bhe dai, mi manca solo...- Francesca si interuppe guardando l'amica dritta negli occhi.
-Già... manca anche a me...-
-Ah non sapevo che tu ti fossi comprata l'iPod! Perchè non me l'avevi detto?- sorrise Francesca.
Roberta diede un colpo affettuoso all'amica e sorrise a sua volta.
-Credo sia meglio che dormiamo nel bosco, è certamente più sicuro della strada- osservò Francesca.
L'amica annuì poco convinta. Aveva paura di quel bosco buoi e spettrale. Francesca si accorse della sua premura e la prese per la mano.
-Tutto ok Roby?-
-Si, più o meno...- bisbigliò l'amica, quasi in un sussurro.
Francesca cercò di rassicurarla. -Dai, non ti preoccupare. E' solamente un bosco...-
-Si, infatti. Hai ragione...- disse Roberta più sicura.
Le due ragazze si inoltrarono nel bosco fitto, solamente pochi raggi di sole entravano nella fitta boscaglia. Francesca era entrata per prima, e subito l’aveva seguita Roberta, ancora impaurita.


To be continued...

Edited by ERICUCCIA93 - 10/6/2008, 17:50

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Bellittimaaaa!
Leggetelaaaaaaaaaaaaa!XD

...perchè ormai siete l'unica cosa che mi scorre nelle vene...
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Vi ringrazio di cuore perché senza di voi non sarei quello sono.
Non sarei arrivata a essere Niente.
Non vi chiedo grazie per avermi trasformato in Niente
ma per avermi fatto capire quanto posso essere Tanto.

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CITAZIONE
VF: Chi ti rispecchia di più: il Bill al naturale o quello truccato?
Bill: Sicuramente quello truccato. Il Bill al naturale per me è come una maschera. Se non fossi famoso, andrei comunque in giro così. Questo mi rispecchia totalmente.





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Twilight <33
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xDxD matta

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Yuuuuuuuuuuuuuuuu allora tu lo sssssssai come contiiiinuaaaaaaaaaaaaaaa I want spoileeeeeeeeer XDD
Bella bella bella bella to be continued daglieee XD

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Kuroshitsuji

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Si Yu lo sa. Ma sarà così brava da non dire niente se vuole tutte le sue ditine. U.U xDxD

La devo continuare veramente? :S

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Alloraaaaaaaaaaaaaaaaa adesso racconto tuttoooooo

Muahahahah XD

...perchè ormai siete l'unica cosa che mi scorre nelle vene...
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Vi ringrazio di cuore perché senza di voi non sarei quello sono.
Non sarei arrivata a essere Niente.
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ma per avermi fatto capire quanto posso essere Tanto.

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VF: Chi ti rispecchia di più: il Bill al naturale o quello truccato?
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Ti menooo! xDxD
Daaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaai xD
Non la devi fa legge a nessuno u.u

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Ecco sHiccome io non sono Nessuno puoi farmela leggere +.+

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Kuroshitsuji

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 5/10/2009, 22:48


Sisi prima accechi Polifemo poi te la faccio leggere. XD

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Have you ever seen the sky so beautiful, colorful, wide and wonderful
Have you ever felt the sun shine so brilliently, raining down oh the unity
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 12/8/2009, 00:18


dX xD mi disp ma nn la farò leggere a nessunoooooooooooooooooooooo dX

...perchè ormai siete l'unica cosa che mi scorre nelle vene...
"The human whose name is written
in this note shall die."
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Vi ringrazio di cuore perché senza di voi non sarei quello sono.
Non sarei arrivata a essere Niente.
Non vi chiedo grazie per avermi trasformato in Niente
ma per avermi fatto capire quanto posso essere Tanto.

ByE yuna_4ever...da "Una giornata di sole"

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CITAZIONE
VF: Chi ti rispecchia di più: il Bill al naturale o quello truccato?
Bill: Sicuramente quello truccato. Il Bill al naturale per me è come una maschera. Se non fossi famoso, andrei comunque in giro così. Questo mi rispecchia totalmente.





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Twilight <33
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 5/10/2009, 22:48


Promettimelu! u.u

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 26/11/2009, 21:56


Polifemo *-* waaaaaaaaaaaaw sHiete tutte cosHi dotte in etto folum!!! *-*

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Kuroshitsuji

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Sisi eeeh che te lo dico a fa?? U.U

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xD te lu promettuuuuuuuuu XD

...perchè ormai siete l'unica cosa che mi scorre nelle vene...
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Vi ringrazio di cuore perché senza di voi non sarei quello sono.
Non sarei arrivata a essere Niente.
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ma per avermi fatto capire quanto posso essere Tanto.

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CITAZIONE
VF: Chi ti rispecchia di più: il Bill al naturale o quello truccato?
Bill: Sicuramente quello truccato. Il Bill al naturale per me è come una maschera. Se non fossi famoso, andrei comunque in giro così. Questo mi rispecchia totalmente.





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Blava! U.U XD

Edit: inserito capitolo 2

Edited by ERICUCCIA93 - 26/5/2008, 13:35

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